Carceri italiane: 63.000 detenuti - quale tutela sanitaria ?

06/07/2009 18.17.33 - a cura di Gianfranco Rivellini

Il governo Prodi, a legislatura ormai scaduta, ha varato un provvedimento secondo cui detenuti ed internati hanno diritto al servizio sanitario nazionale, superando di fatto una vera e propria disparità costituzionalmente rilevante tra cittadini liberi e cittadini reclusi. Il governo Berlusconi, con la "complicità" di molte regioni italiane, ha affrontato la fase attuativa della riforma con lentezza esasperante, basti pensare che grande parte dei finanziamenti, circa 160 milioni di euro nel triennio 2009-2011, giaciono nelle casse del Tesoro, senza il necessario riparto alle casse regionali, che devono erogare i servizi sanitari a detenuti ed internati. Quale "morale" trarre da tutto ciò ? La solita, vale a dire che questo governo preferisce seguire i dictat leghisti sulla questione sicurezza (ma le statistiche ci dicono che la criminalità generale è in continua discesa dal 2006), stanziare denari per le ronde, sguarnire gli organici delle forze dell'ordine e riempire le carceri con un sistema tipo porta girevole (entrano ed escono dalle patrie galere circa 100.000 soggetti l'anno). Ma la vita nelle carceri è sempre più un inferno, letti a castello e cure sanitarie ridotte a paese del terzo mondo. In più al danno ...., la beffa.

I detenuti ed internati rinchiusi negli istituti delle regioni a statuto speciale (sicilia in testa e province autonome) ricevono le cure sanitarie secondo la vecchia organizzazione, perchè nonostante la legge dello stato, queste regioni e province autonome hanno deciso di fare da sè, forti della loro autonomia. Viene da chiedersi in quale paese viviamo !